Arriva dicembre e la luce nelle Cicladi cambia colore. I villaggi bianchi si stringono sulle colline, la tramontana lucida i selciati acciottolati e dalle finestre socchiuse si sprigiona il profumo del Christopsomo appena impastato. Qui, in mezzo all’Egeo invernale, il Dodecameron —Natale, Capodanno, Epifania— non è una festa che si attraversa passivamente: sono dodici giorni che ogni isola canta, cuoce e celebra a modo suo.
Presagi, venti del nord e auguri di ferro
Nelle isole Cicladi la festa comincia dai segni. È considerato di buon auspicio se a Capodanno soffia la tramontana o se una colomba scende nel cortile di casa; al contrario, un corvo che sorvola l’abitazione porta inquietudine e presagio di disgrazie. In alcuni villaggi, la mattina di Capodanno, mentre si lavano, le persone si toccano il viso con un pezzo di ferro, per essere per tutto l’anno sane e «di ferro». Piccoli gesti quotidiani che portano con sé secoli di attesa per la salute e un buon raccolto.
I canti natalizi: mantinades, improvvisazioni e la «caravella» di Mykonos
Se esiste un suono che unisce tutte le Cicladi in questi giorni, è la voce di chi va di casa in casa a cantare gli auguri. Eppure nessuna melodia somiglia all’altra. A Naxos si intonano come canti augurali i famosi «kotsakia», un tipo di mantinada dal carattere beffardo e canzonatorio. A Sifnos i tradizionali canti sifni sono creazioni estemporanee nel dialetto locale, legate alla vita religiosa; si cantano dal mezzogiorno alla sera della vigilia, mettono in luce il talento di chi li compone e commentano persone e situazioni.
A Paros i bambini cantano gli auguri il pomeriggio della vigilia, subito dopo i vespri, e il giorno stesso al mattino dopo la messa. A Mykonos, la vigilia di Capodanno, un gruppo di cantori dell’Associazione Culturale e Folcloristica delle Donne di Mykonos gira per la Chora portando la tradizionale «caravella» e la piccola lanterna, intonando i canti mykoniani e i tradizionali canti di Delos. Il giorno dell’Epifania iniziano i «balossia», usanza di origine veneziana —dalle parole ballonzolo e ballocio— danze accompagnate da violini, zampogne e tamburelli.
La barchetta di Syros, il viaggio verso la vita nuova
Da nessuna parte il simbolo del Dodecameron diventa così letterale come a Syros. La «Buona Sera», la vigilia di Natale, gli abitanti cattolici della campagna di Syros e di Ano Syros tornano dalla chiesa e mangiano pesce e cavolfiore. La vigilia di Capodanno, membri del Liceo delle Donne Greche vestiti con il tradizionale costume siriano percorrono le strade di Ermoupoli portando la tradizionale barchetta addobbata e intonando i canti di Syros e di Tinos. La barchetta simboleggia la navigazione dell’uomo verso la vita nuova dopo la Nascita di Cristo — un’usanza ciclidica dimenticata, rinata grazie ai lodevoli sforzi di enti culturali e comunali. La vigilia dell’Epifania i canti si intonano di nuovo, questa volta con lanterne fatte con arance fresche svuotate, facendo rivivere un’antichissima usanza siriana.
Le tavole delle feste: profumi che si spandono sui selciati
A Natale, le stradine strette di Mykonos profumano di diples, finikia, kourabiedes e Christopsoma appena sfornati. Nei villaggi si impasta anche un Christopsomo in più, che viene diviso tra gli animali della casa. Accanto ai dolci, le massaie cucinano lardo di maiale con verdure selvatiche o cavolo —simbolo di abbondanza—, carne arrosto al forno, torta di cipolle con formaggio locale «tyrovolià» e torta al miele con cannella.
A Naxos, l’emblema gastronomico di questi giorni è il capretto ripieno con erbe selvatiche e riso, preparato a Natale e a Capodanno; qui si impastano anche i Christopsoma con uvetta e noci, con una noce intera al centro e una croce di pasta. A Sifnos la tavola tradizionale si fonda sul maiale, salato o al forno, e sui Christopsoma impastati con anice. Ad Amorgos, il giorno di Capodanno, si serve il «koftos», una pietanza di grano, cipolla, formaggio grattugiato, olio e acqua, perché il raccolto vada bene. Ad Anafi, a Natale le massaie offrono il «koufeto», un dolce al cucchiaio di mandorle sbiancate e pezzi di zucca rossastra che sobbollono nel miele, mentre a Capodanno cuociono nel forno a legna il pane «zaforisto», con il sapore dello zafferano e il colore giallo intenso datogli dallo zafferano stesso.
Epifania: il basilico, l’acqua santa e l’immersione della Croce
A Paros, la mattina della vigilia dell’Epifania, dopo la «Piccola Benedizione», i sacerdoti con la stola e una croce avvolta in basilico fresco «illuminano» le case. Li accompagna un bambino che porta la «sighla», un secchiello con l’acqua santa, e una lanterna a olio con la Luce Santa. Andando di casa in casa, cantano «Nel Giordano…» e «illuminano» i fedeli e le stanze, affinché si allontanino gli spiriti maligni. Le massaie gettano nella «sighla» la loro offerta e, specialmente a Marpissa, invitano il sacerdote a sedersi sul divano, offrendogli involtini di magro.
Siediti, padre, così si siede anche la nostra chioccia!— Augurio delle massaie di Marpissa, Paros
All’alba dell’Epifania, nel monastero maschile di Longovarda, a nord-est di Parikia, la liturgia inizia alle due di notte e vi assistono solo gli uomini, mentre le donne si dirigono verso la Chiesa dell’Arcangelo. La mattina, negli insediamenti costieri, sacerdote, cantori e fedeli scendono dalla chiesa al porto, portando l’icona del Battesimo e gli Exapterygha, per la benedizione delle acque e l’immersione della Santa Croce. Il giorno è considerato di purificazione e purga: i contadini aspergono con acqua santa animali, case, campi, alberi e pozzi — e questo prima di mezzogiorno, perché si dice che dopo l’acqua santa perda la sua forza.
La «Tavola della Fratellanza» a Tinos
Nel villaggio tradizionale di Tripotamos, a Tinos, ogni 25 dicembre rivive una delle usanze più commoventi delle Cicladi: la «Tavola della Fratellanza». Ogni anno una famiglia viene designata responsabile nei confronti della chiesa parrocchiale, la Presentazione della Vergine al Tempio, e il capofamiglia viene chiamato «kavos». Deve tenere accesa tutto l’anno la lampada davanti all’icona della Natività, mantenere pulita la chiesa e farsi carico delle spese della liturgia, delle candele e di un grande cero di vera cera d’api.
A mezzogiorno di Natale il «kavos» offre un pranzo a casa propria, riservato solo agli uomini del villaggio e al sacerdote. Gli invitati portano con sé, avvolti in un tovagliolo, il proprio pane, la forchetta, il cucchiaio e il vino. La tavola trabocca di zuppa di manzo, stufato con cipolle, carne bollita e dolmadakia, mentre il vino viene servito in «tassia», coppe emisferiche di ottone usate esclusivamente in questo giorno e donate dagli abitanti. Dopo il pasto, l’icona della Natività viene trasportata dalla chiesa alla casa dell’ospite con inni natalizi; il sacerdote distribuisce l’antidoron, annuncia il nome del prossimo «kavos» e circolano due vassoi per raccogliere aiuti per il nuovo responsabile e per il sacerdote. Il giorno seguente, 26 dicembre, tutto il villaggio si riunisce di nuovo a casa del vecchio «kavos» per condividere ciò che resta — ed egli, fino alla fine dell’anno, continua a essere responsabile della lampada dell’icona.
Dai «kotsakia» di Naxos alla barchetta di Syros, dal koftos di Amorgos alle tassia di Tinos, il Dodecameron nelle Cicladi è un’intera mappa della memoria. Se ti trovi qui in pieno inverno, scoprirai che il Natale delle isole non profuma di abete e neve, ma di incenso, basilico e Christopsomo appena sfornato — e che, sotto il cielo terso dell’Egeo, la festa è sempre una questione di comunità.
Informazioni utili
- Quando: Il Dodecameron si estende dal Natale (25 dicembre) all’Epifania (6 gennaio).
- Canti augurali: Naxos con i «kotsakia», Sifnos con i canti sifni improvvisati, Mykonos con la «caravella», Syros con la barchetta.
- Sapori: capretto ripieno (Naxos), koftos (Amorgos), koufeto & pane zaforisto (Anafi), Christopsoma con anice (Sifnos), diples & finikia (Mykonos).
- Usanze-simbolo: «Tavola della Fratellanza» a Tripotamos di Tinos (25–26 dic.), liturgia notturna al Monastero di Longovarda (Paros) e immersione della Croce nei porti all’Epifania.
Articolo Categorie: Vita sull'isola