Ci sono luoghi che non si visitano — si scalano. Il Castello di Chora, ad Anafi, è uno di questi. Una rupe che si erge sopra le case imbiancate a calce, là dove il vento si fa più forte, la luce più limpida e il silenzio più profondo. Si sale gradino dopo gradino, e man mano che ci si avvicina alla cima, l’isola si distende sotto di sé come una mappa dipinta con calce e pietra.
Una rupe con la sua storia
Il Castello non fu costruito lì per caso. Negli anni della pirateria, quando l’Egeo era un mare aperto ai pericoli, gli abitanti di Anafi scelsero questa rupe scoscesa come il punto più sicuro dell’isola. Lì, sotto il dominio dei duchi veneziani dell’Arcipelago, sorse un insediamento fortificato noto come Kastelli — case strette l’una all’altra, con i muri esterni a formare un’unica cinta difensiva.
Per secoli, questa fu Anafi: un intero villaggio raccolto sul dorso di una rupe, che guardava il mare con diffidenza. Solo quando i pericoli si attenuarono, gli abitanti cominciarono gradualmente a scendere più in basso, costruendo la Chora di oggi. Kastelli rimase indietro, muto testimone di un’epoca di incertezza.
La salita
I vicoli di Chora conducono verso l’alto senza fretta. Si passa tra muri imbiancati a calce, cortili con basilico, porte dipinte d’azzurro. La salita si fa più ripida, le case si diradano, e poi ci si trova davanti alle rovine spoglie: pietre che conservano ancora la loro forma, fondamenta che ricordano muri, un vuoto che un tempo era un tetto.
Non serve molta immaginazione per sentire come fosse la vita quassù. Il vento passa tra le pietre nello stesso modo in cui passava secoli fa. Il paesaggio non è cambiato — solo le persone se ne sono andate.
La vista che non si dimentica
Dalla cima, lo sguardo non incontra ostacoli. Il Mare di Creta si distende verso sud, profondo e sconfinato, mentre intorno si scorgono le altre isole delle Cicladi come ombre all’orizzonte. Più vicino, l’imponente Kalamos si erge come sentinella dell’isola, uno dei più alti scogli monolitici del Mediterraneo.
Questa vista non è semplicemente bella: è assoluta. Non c’è nulla tra sé e il mare, nulla tra sé e il cielo. Solo la rupe, l’aria e la sensazione di trovarsi sul bordo di un mondo.
Il tramonto
Con l’avvicinarsi del crepuscolo, la luce cambia colore lentamente, quasi con esitazione. Le pietre di Kastelli assumono una tonalità calda e dorata, mentre il cielo dietro Kalamos passa dall’arancione al viola intenso. I visitatori siedono lì in silenzio, senza troppe parole — perché certi momenti non richiedono commenti, solo attenzione.
È forse il tramonto più suggestivo delle Cicladi, non perché sia il più spettacolare nei colori, ma perché è accompagnato da una calma assoluta. Nessun rumore, nessuna fretta. Solo te, la luce e la storia sotto i tuoi piedi.
Si dice che Anafi «apparve» per volere di Apollo per salvare gli Argonauti dalla tempesta. Salendo al Castello, si capisce perché un’isola simile avesse bisogno di un mito per spiegare la sua serenità.Tradizione di Anafi
Il Castello di Chora non è un monumento che si ammira da lontano. È un’esperienza che si vive con il corpo — nel respiro che si spezza durante la salita, nel vento che avvolge in cima, nella luce che scende lenta sul mare. Salitelo, finché potete, prima che tramonti il sole. Al resto penserà Anafi da sola.
Informazioni utili
- L’accesso avviene a piedi, attraverso i vicoli di Chora — indossate scarpe comode per la salita.
- Il momento migliore per la visita è il pomeriggio, per non perdere la vista del tramonto.
- Portate con voi dell’acqua, poiché non c’è ombra lungo il percorso verso la cima.
- Il sito è liberamente accessibile, senza biglietto né orari limitati.
- La vista su Kalamos e il Mare di Creta è suggestiva anche nelle ore mattutine, con una luce più limpida.