Immagina una rupe che si erge a picco dal mar Cretese, come la punta di una lancia conficcata nel cielo. A 460 metri, dove l’aria si fa tagliente e lo sguardo si perde nell’azzurro sconfinato, un monastero bianco si staglia come l’ultima parola di una storia iniziata migliaia di anni fa. Questo è il Sacro Monastero della Panagia Kalamiotissa, in cima al Kalamos, all’estremità orientale di Anafi — uno dei santuari più insoliti delle Cicladi.
La rupe che «spaventò» un viaggiatore
Il Kalamos non è semplicemente una montagna. È, secondo molte testimonianze, la seconda rupe più alta del Mediterraneo dopo Gibilterra, un’imponente massa di granito che si erge verticale sul mare. Il viaggiatore francese del XVIII secolo Joseph Pitton de Tournefort, che percorse l’Egeo documentando con rigore scientifico tutto ciò che incontrava, non esitò a definirla «la rupe più spaventosa del mondo». Oggi, la stessa maestosità che un tempo atterriva i viaggiatori attira arrampicatori da tutta Europa, che cercano nelle sue pareti verticali una delle esperienze di climbing più impegnative dell’Egeo.
Il mito dietro il nome dell’isola
Anafi, si narra, «apparve» per volere di Apollo. Quando gli Argonauti, nel viaggio di ritorno con il vello d’oro, si ritrovarono smarriti nella tempesta e nell’oscurità, il dio ascoltò la loro preghiera e fece emergere improvvisamente dalle onde un’isola, offrendo loro rifugio. Non è un caso, dunque, che proprio in questo punto, sulla cima della rupe più imponente dell’isola, gli antichi abbiano costruito un tempio dedicato ad Apollo Egleta — il dio della luce che «fece apparire» la salvezza. Secoli dopo, il culto cristiano non scelse a caso lo stesso luogo per onorare la Vergine.
Dove il tempio antico incontra il monastero
Salendo il sentiero che parte dal Monastero della Zoodochos Pigi e conduce alla vetta del Kalamos, il visitatore cammina letteralmente su strati di storia. Nelle fondamenta e nei muri del Monastero di Kalamiotissa si distinguono ancora pietre lavorate ed elementi architettonici dell’antico santuario di Apollo, incorporati nella struttura del monastero — una testimonianza silenziosa del fatto che la sacralità di un luogo, qualunque sia il nome della divinità che lo custodisce, non si spegne mai del tutto. Camminando tra i muretti a secco, con il vento che fischia e il mare che si distende sotto in tutte le sfumature del blu, si comprende perché questo punto sia stato scelto ancora e ancora come luogo di preghiera.
Un pellegrinaggio che resta vivo
La salita a Kalamiotissa non è un semplice percorso per gli abitanti di Anafi — è un atto di devozione che si ripete ogni anno, in particolare intorno alla festa della Natività della Vergine, l’8 settembre, quando abitanti e pellegrini risalgono la rupe scoscesa per onorare la Panagia sulla sua altura. È una tradizione che unisce la fatica fisica della salita alla ricompensa spirituale della vista e del silenzio in cima — un’esperienza che pochi luoghi delle Cicladi possono offrire con tale intensità.
«La rupe più spaventosa del mondo.»Joseph Pitton de Tournefort, viaggiatore francese, XVIII secolo
In cima al Kalamos, tra vento, pietra e luce, Kalamiotissa non è semplicemente un’altra piccola chiesa delle Cicladi. È la prova che ad Anafi il sacro non è mai stato costruito per caso — è «apparso», proprio come l’isola stessa, dal bisogno dell’uomo di cercare la luce nel punto più alto che possa raggiungere.
Informazioni utili
- La salita parte dal Monastero della Zoodochos Pigi e richiede una buona condizione fisica, scarpe robuste e acqua a sufficienza.
- Preferite le ore mattutine o pomeridiane, evitando il caldo di mezzogiorno.
- La rupe del Kalamos è un punto di riferimento per arrampicatori esperti — per salire le sue pareti verticali servono attrezzatura ed esperienza adeguate.
- La festa principale del monastero si celebra l’8 settembre, giorno della Natività della Vergine.
- Vestitevi con rispetto se intendete visitare lo spazio sacro della cappella in cima.